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Stampante 3D a Resina, come si comporta la Anycubic Photon dopo due anni?

Stampante 3D a Resina, come si comporta la Anycubic Photon dopo due anni?

Ciao a tutti, in questo articolo andremo a parlare di una stampante a resina, in particola l’Anycubic Photon (prima versione) e di come, dopo due anni di intenso utilizzo, si sta comportando.

Esamineremo gli aspetti della manutenzione, della gestione delle resine e molto altro ancora.

In questi due anni di utilizzo abbiamo sempre utilizzato resine 3D Rapid Monocure in diverse colorazioni e prodotte dall’azienda australiana Monocure3D, esse sono state sempre riposte al buio in uno scaffale con temperatura intorno ai 18°C.

Come prodotti invece per il trattamento curing” della resina abbiamo testato anche in questo caso diversi prodotti, come ad esempio il ResinAway, sempre prodotto dall’australiana Monocure3D, poi abbiamo testato il detergente TEK1969 prodotto dall’italiana KEYTECH ed infine il più comune IPA, Alcol Isopropilico.

La parte sicuramente che subisce di più l’usura nella Photon, ma principalmente nella maggior parte delle stampanti DLP è la mebrana in FEP che si pone tra la vasca con all’interno la resina e lo schermo della stampante.

Durante questi 2 anni di utilizzo ho dovuto cambiare la membrana circa 3 volte, per fortuna non è un particolare molto costoso ed è molto facile reperirla online anche su Amazon con spedizione Prime.

Per quanto riguarda invece il piatto di stampa non ho mai avuto problemi, basta avere l’accortezza di non graffiarlo ed il gioco è fatto.

Ogni tanto consiglio una pulizia dell’area di lavoro con Alcol Isopropilico (IPA) in modo da rimuovere eventuali perdite di resina nell’area di stampa nonché la rimozione di polvere ed altre sporcizie varie.

Durante l’utilizzo della Photon, la parte probabilmente più complessa da trattare è la calibrazione, ma dopo alcuni tentativi si capisce bene come livellarla e non avremo più stampe fallate o rimaste attaccate alla membrana in FEP. Nel caso in cui vi interessasse un articolo specifico per la calibrazione, scrivetemelo nei commenti e provvederò a realizzarne uno.

Un’altra parte alla quale ho sottoposto una minima manutenzione è la vite trapezoidale che sposta il piatto di stampa (Asse Z), alla quale ho semplicemente applicato del grasso PTFE per una corretta lubrificazione.

Di seguito alcune stampe realizzate con la Photon di particolari più o meno complessi come questo modello di una rana, con dimensioni poco superiori ad una moneta da 10 centesimi.

O questa stampa di un prototipo con alcuni particolari “appuntiti” e davvero complessi da realizzare con qualsiasi altra stampante 3D non DLP o SLS.

Mi ritengo nel complesso soddisfatto di questa piccola ed economica stampante 3D, su Amazon è in vendita in molte varianti e bene o male tutte si equivalgono, di seguito alcune:

A presto con un nuovo articolo!

Alessio Bigini

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